x GIANNA BERETTA MOLLA DIVENTA SANTA
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Testimonianze
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IL VOLTO DI UNA MAMMA
Intervista al fratello di Gianna Beretta Molla, don Giuseppe Beretta, sacerdote della diocesi di Bergamo

Don Giuseppe, cosa significa avere "una santa in casa"? Quanto ha influito l'ambiente familiare nella vita di Gianna?
"Io sono sempre stato convinto che la vita di mia sorella fosse di esempio per tutti noi che le stavamo accanto. In questo senso il grande gesto finale, il dono della sua vita per salvare quella del figlio che le era donato, è il suggello di una santità quotidiana. Io sono nato nel 1920, nono di tredici fratelli; Gianna era la decima, di soli due anni più giovane di me. Siamo cresciuti assieme, siamo sempre rimasti vicini, anche spiritualmente. La nostra fortuna è stata di crescere in una famiglia in cui si respiravano serenità e fede. I nostri genitori si volevano bene ed erano di esempio per noi. Mio papà, prima di andare a lavorare a Milano, tutte le mattine andava alla "messa prima", alle 5.30; poi andava mia mamma, accompagnata da mia sorellina. Mi ricordo anni stupendi, di gioia, di giochi, in un clima domestico di semplicità e di armonia. Ciascuno di noi era sostenuto nella crescita personale, umana e di fede".

Ci racconti ancora di Gianna quando era bambina e poi delle sue scelte più importanti della vita: gli studi, la professione, il matrimonio...
"Gianna era una bimba radiosa, dolce; era l'imitazione dei nostri genitori. La fedeltà all'Eucarestia era un punto fermo della sua giornata, fin dai primi anni d'età. Con questo riferimento costante ha intrapreso gli studi di medicina, per poter essere un giorno di aiuto ai bambini e alle persone sofferenti. Così è stato per l'impegno nell'Azione cattolica e negli altri ambienti in cui ha operato, con grande spirito di servizio. Gianna era un tipo deciso, non aveva mai un momento libero perché trovava sempre qualcosa da fare per gli altri. Ebbene, questo stile e questa fede che caratterizzavano la ferialità, Gianna li ha trasferiti nell'amore per il fidanzato e poi marito, Pietro, e nella sua stessa famiglia. Appena sposata pregava, e faceva pregare noi fratelli sacerdoti e la sorella missionaria, affinché il Signore le donasse dei figli. Negli anni del matrimonio, Gianna aveva saputo creare, assieme a Pietro, un vero cenacolo in cui, come diceva lei, 'il Signore si sentisse di casa'. In poco tempo sono nati quattro figli; altre due gravidanze, la quarta e la quinta, interrottesi spontaneamente, erano probabilmente il segno che si stava sviluppando il fibroma poi emerso durante la sesta e ultima gravidanza".

Cosa ricorda di quell'ultimo periodo della vita di sua sorella?
"Ricordo bene la sua determinazione a portare a termine la gravidanza. Scoperto il tumore, infatti, i medici la avevano avvertita che per curarsi avrebbe potuto mettere in pericolo il bimbo che portava nel grembo: 'Non lo permetterò mai', ripeteva Gianna. Lo stesso medico curante diceva: 'Questa sì che è una mamma cristiana!'. Infine ecco la decisione, ferma, indiscutibile, confidata al marito prima di entrare in sala parto per dare alla luce Gianna Emanuela: 'Se dovete scegliere, esigo che salviate la bambina'. E, mentre lo diceva, era serena…".

Tra pochi giorni sua sorella verrà indicata come figura di riferimento per la Chiesa e l'umanità di oggi. Qual è il messaggio che Gianna trasmette?
"È la sua vita, prima ancora del sacrificio finale, ad essere stata santa, avvolta dalla luce della fede. Con Gianna risplende il valore essenziale della vita, l'amore per i figli, il ruolo centrale della famiglia per ciascuno di noi e per la società. In questa epoca, in cui la vita viene spesso calpestata o violata, il Signore ci insegna, tramite Gianna, l'amore e il rispetto per la vita stessa".
a cura di Gianni Borsa

a cura di Gianni Borsa
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IL SEGRETO DI UNA DONNA
intervista a don Ennio Apeciti, responsabile dell’Ufficio per le cause dei santi dell’arcidiocesi di Milano

Chi era Gianna Beretta Molla?
“Una donna che sin da piccola ha creduto, senza dubbio alcuno, nell’amore di Dio. La sua è sempre stata una fede vissuta e piena di abbandono nella Provvidenza. Aveva solo 15 anni quando, al termine di un corso di esercizi spirituali, segnò sul suo diario alcuni propositi, quasi una preghiera, che avrebbe seguito per tutta la vita: ‘Gesù, ti prometto di sottopormi a tutto ciò che permetterai che mi accada. Fammi solo conoscere la tua volontà’. Gianna non ha mai volato basso, ha sempre pensato che nella vita si possa e si debba dare il meglio di sé. Inoltre aveva capito che la gioia deve essere l’elemento essenziale e caratteristico dei cristiani. ‘Sorridere a Dio da cui ci viene ogni dono’, ha lasciato scritto. ‘Il mondo cerca la gioia, ma non la trova perché è lontano da Dio. Noi, compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta’. Un testo che mi ricorda l’enciclica ‘Gaudete in Domino’ di Paolo VI, che richiama appunto questo segreto del cristiano”.

Un “segreto” da approfondire e diffondere…
“Sì, specialmente nella nostra epoca. Di fronte a tanti volti marcati dal pessimismo e dalla paura, la gioia dovrebbe esprimere un volto preciso della Chiesa. Ripenso alla vita di Gianna, alla sua scelta di farsi medico, non solo per curare le sofferenze dei malati, ma anche per portare loro il sorriso di Cristo, al suo impegno gioioso e spontaneo nella San Vincenzo e nell’Azione Cattolica. Al suo amore sereno e infinito per il marito e per i figli”.

Gianna non era una ragazza che “seguiva l’onda”…
“Era una brava ragazza, buona di carattere, che aveva avuto tanti beni dalla vita, ma che voleva fare qualcosa di importante. Anche il suo desiderio giovanile di andare in missione come 2 suoi fratelli ci fa scoprire in lei un particolare slancio e un acuto desiderio di dare il massimo: un segno anche del suo bisogno di amare. Comprese però l’importanza di continuare a vivere i suoi giorni con entusiasmo. Senza rassegnarsi mai. Gioendo per quanto aveva, perché credeva che la vita è un grande dono, che la vita è bella. E attese, con fiducia, di interpretare i disegni di Dio su di lei. Basti pensare alle sue lettere al fidanzato, al marito…”.

Lettere che sono traccia di un grande amore…
“Certamente. Gianna era una donna che aveva saputo lottare contro lutti e dolore, ma che sapeva anche donare entusiasmo a chi le stava accanto. Che si impegnava in tutto quello che faceva. Da quando incontrò Pietro Molla, il loro fu un amore sincero e ricco di una dolcezza persino commovente. Gli scriveva frasi splendide, ma che contenevano anche la sua esigenza di amare prima ancora che di essere amata”.

Sposa e mamma felice, poi la malattia…
“Gioie e dolori sembrano rincorrersi continuamente nella vita di Gianna… Ha creduto intensamente in questa sua vocazione al matrimonio. Perché amava la vita. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice: ‘Sono venuto a dare la vita, perché l’abbiate in abbondanza’. Ancora una volta Gianna ha seguito Gesù. Ha cercato di fare come lui. Sapeva che Dio ci ha creati per la gioia, non per il dolore. Ma quando questo l’ha di nuovo colpita durante la sua ultima gravidanza, non ha avuto alcun dubbio: ha saputo vincerlo con un coraggio fatto di speranza e di dedizione totale alla volontà e alla provvidenza di Dio. Come medico, Gianna conosceva benissimo il rischio che stava correndo mentre aspettava il suo bambino. Non si è rassegnata, nemmeno per un attimo. Non si è incupita sulla morte che forse l’attendeva, ha sempre sperato di farcela, lei e il bambino che stava crescendo in lei. Una speranza concreta, la sua. Non ha pensato: ‘Andrò in Paradiso’, ma ha creduto che il bene avrebbe trionfato… pur accettando con umiltà il mistero del dolore”.
Gianna diventa Santa a 42 anni dalla morte e a 10 dalla beatificazione. Anche questo sembra eccezionale…
“Mi affascina il pensiero che questa donna diventi d’esempio per una Chiesa che è chiamata a non essere più clericale. Trovo che la sua sia una figura provocatoria, particolarmente indicativa in questi anni di confusione e di inquietudine sia a livello delle famiglie sia per i problemi relativi alla maternità. Gianna è la testimone dell’amore che dura. La donna che non mascherava il suo amore. E la sua gioia di vivere, pur amando disperatamente i figli già nati, l’ha portata, con la forza che aveva sempre chiesto a Dio, a donare se stessa per far nascere una vita nuova”.