Dichiarazione del prof. Luigi Alici,
Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana

Accolgo la designazione del consiglio nazionale e la chiamata dei vescovi a presiedere l’Azione Cattolica Italiana nel segno della gratitudine, della speranza e della corresponsabilità. A nome di un’associazione che viene da lontano e che vive di un legame di comunione originario e speciale con il successore di Pietro e con i pastori, confermo l’impegno a camminare sulla strada di una fedeltà piena e creativa alla sua identità e alla sua storia.
Ringrazio tutti i miei predecessori - e in particolare Paola Bignardi - per il servizio svolto, che negli ultimi anni ha portato ad un’opera di profonda rigenerazione, così come tutti i responsabili, i soci e gli assistenti che hanno alimentato generosamente, in forme diverse, il cammino associativo, offrendo un contributo prezioso alla missione della Chiesa e alla crescita civile della società.

Impegnandosi ad attuare la triplice consegna della contemplazione, della comunione e della missione, affidatale da Giovanni Paolo II nel suo ultimo pellegrinaggio a Loreto, e lasciandosi guidare dal magistero del papa Benedetto XVI e dei vescovi italiani, l’Azione Cattolica continuerà a camminare sulla strada aperta dal Concilio e a spendere il proprio carisma associativo, in modo qualificato, perseverante e appassionato, affidandosi al soffio dello Spirito, pronto a gonfiare - come sempre - le nostre vele, magnifiche e vulnerabili.

Da questo tempo straordinario, in cui si va plasmando entro un nuovo scenario culturale il vissuto personale e comunitario, nascono radicali domande di senso, di felicità e di speranza, che interpellano e mettono seriamente alla prova la ministerialità laicale dell’Azione Cattolica: l’invito a porsi alla sequela di Gesù, unico Maestro e Signore, che appaga le domande dell’intelligenza e il desiderio del cuore, deve trasformarsi nella possibilità paradossale di vivere e testimoniare l’infinito nel quotidiano, in una rete coerente di pratiche di vita, dalle quali ricavare percorsi formativi esigenti e concreti, promossi dalla stabilità del vincolo associativo e non abbandonati alle intermittenze gratificanti della spontaneità.

Solo se sapremo declinare insieme le parole della fede e le parole della vita come unico nome della testimonianza cristiana, il servizio dell’Azione Cattolica alla Chiesa e al Paese sarà credibile e significativo; una scuola di santità che non chiude i battenti, immersa ma non sommersa nel mondo e rispettosa della legittima autonomia delle realtà terrene, può continuare a levare alta e libera la sua voce in difesa dei valori irrinunciabili della vita, della persona, della pace e del bene comune, sanciti anche dalla nostra Carta costituzionale, e ad immettere nel tessuto vivo della società italiana benefici fermenti di fraternità virtuosa.

Sono ben consapevole dei miei limiti personali e dell’altezza del mandato. Affido il fragile entusiasmo, con cui responsabilmente lo accolgo, alla luce dello Spirito, alla benevolenza della Chiesa, alla cooperazione e alla preghiera di tutti i soci. Maria, modello esemplare di un’associazione che vorrebbe annunciare Cristo senza parlare troppo di se stessa, accompagni il cammino dell’Azione Cattolica.

Luigi Alici

Roma, 31 maggio 2005